CLAUDIO AMENDOLA THE OFFICIAL FORUM

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CLAUDIO SCRIVE LE RECENSIONI DI ALCUNI LIBRI
view post Posted on 19/4/2007, 10:25Quote
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AMMINISTRATRICE CLAUDIO AMENDOLA OFFICIAL FORUM/MAX TORTORA OFFICIAL FORUM
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LE RECENSIONI DI CLAUDIO SU BAZARWEB


IL CORAGGIO DI RIDERCI SOPRA
E’ quello di chi sa fare satira, e sa cogliere sotto le bugie, una verità a volte drammatica, spesso amara, quasi sempre bruciante. E su questa verità sa riderci su con grande arguzia e sagacia. Come fa Sabina Guzzanti. Quando glielo fanno fare.E’ difficile essere creativi in un paese come il nostro. Difficile essere artisti. Difficilissimo fare satira. Perché la satira è lacerante come la verità, e per una nazione che ha una democrazia vacillante è pericolosa. Per questo Sabina Guzzanti, come tanti altri che fanno satira, è continuamente presa a spintoni nel tentativo di relegarla ai margini e schiacciarla nella categoria dei “buffoni”: si cerca di annientare la sua capacità di intuire la verità, in trasparenza, sotto le bugie.Lo racconta l’alter ego di Sabina nel suo “Il diario di Sabna Guzz” (Einaudi). Mai con atteggiamenti lamentosi. Anzi, con allegria, comicità, sarcasmo e ironia. Come al suo solito!


UN UOMO (E UN CANE) DA MARCIAPIEDE
Due tipi da conoscere, da scoprire. Ce li racconta Margaret Mazzantini con uno stile duro e sincero. Ricordate “Non ti muovere”? Se vi è piaciuto quello, non esitate a leggere questo…

Zorro, ve lo ricordate? Be’ non c’entra niente. E’ solo il nome del suo cane, amatissimo. Il cane di chi? Del barbone protagonista dell’ultimo libro di Margaret Mazzantini scritto in realtà per il teatro.Un libro duro, com’era duro Non ti muovere.Parla di uno che ha abbandonato tutto per vivere per strada. Ma non immaginatevi il polpettone coi toni pietistici che spesso sono falsi, ipocriti, senza amore. C’è dolore, tanto, ma trattenuto, sobrio.E quando il dolore è contenuto è caldo.Leggetelo!


VIVA IL MASCHILISMO
La storia di un uomo che ha fatto del “rimorchio” la sua ragione di vita

“Il privilegio di essere un guru”, come tutti i privilegi è destinato a fare incazzare qualcuno, anzi più di qualcuno se consideriamo che in media, le donne sono più degli uomini. Sì, perché, se io fossi una donna mi sarei molto “incazzata” leggendo il libro di Lorenzo Licalzi, ma siccome sono un uomo mi sono fatto un sacco di risate.
Il protagonista de “Il privilegio di essere un guru” (Fazi Editore. Il prezzo non lo so perché quando scrivo, il libro non è ancora uscito) è quanto di più misogino, maschilista e arrogante si possa trovare nella letteratura mondiale e per questo è irresistibilmente divertente. Un uomo che ha fatto del “rimorchio” la sua ragione di vita, un professionista dell’abbordaggio, un maestro dell’acchiappo, ma anche un vero stallone, un Rocco Sifredi della “Lanterna” (Andrea è genovese), capace di essere sempre l’uomo giusto per la donna di turno; intellettuale per le intellettuali, sportivo per le amanti del fitness, godereccio per le più trasgressive, giardiniere per quelle con il pollice verde; informato su tutto, in grado di parlare di lirica come di arredamento, di filosofia come di informatica, del prezzo delle verdure al mercato come di gossip (argomenti questi prettamente femminili) insomma di tutto un po’, quanto basta per attaccare discorso, o almeno per il tempo che passa dal momento dell’incontro a quello del sesso. Già perché dopo aver omaggiato la bella di turno di una prestazione sessuale senza precedenti, per lei ovviamente, Andrea non ha più nessun bisogno di parlare di nulla, a quel punto scatta un ingegnoso piano di evacuazione per liberarsi dell’estranea, temporaneamente ospite in casa sua. Quello che pensano tutti gli uomini che hanno incontri occasionali nell’esatto momento in cui finiscono di fare sesso con una sconosciuta. E a volte è lo stesso pensiero di chi sta nell’altra metà del letto, ma sono eccezioni.
Un uomo cinico e bugiardo, approfittatore e subdolo, che raggira le donne e le abbandona quando sono ai suoi piedi.
Un angelo vendicatore. Sì, un cavaliere venuto a perorare la causa dei maschietti e a lavare l’onta del sopravvento femminile di questi ultimi anni. Quanno ce vò, ce vò!
Poi leggi meglio e trovi tanta ironia e tanta voglia di prendersi in giro.
Ma il romanzo di Licalzi non è solo questo, molto divertenti sono anche i personaggi di contorno, e poi la storia è piena di episodi e situazioni veramente esilaranti. Due fra tutti: l’incontro con una fotografa freelance durante il G8 e la storia con Maria, trentacinquenne vegetariana integralista, orientalista, yoghista, newage-ista, animalista e gran fica.
Ma l’episodio che si svolge in Giappone vale tutto il prezzo del libro, anche se non so ancora quanto costa, perché sarà lì, in terra d’Oriente, dopo l’incontro con un guru che non parlava da 25 anni, che Andrea vedrà la luce della spiritualità, scoprendo delle incredibili doti da guru. Sarà vero?




ACHILLE PIE' VELOCE
Pagine che a volte accendono uno strano senso di fastidio, una sensazione di pietà e di schifo della quale poi ci si vergogna un po’…

L’ultimo libro di Benni è bello, divertente, ironico, sarcastico, piccante, commovente, inquietante, in alcune pagine anche pauroso, insomma è perfettamente fedele alla tradizione dell’autore bolognese, che anche questa volta non tradisce le aspettative dei suoi lettori.
La storia dell’amicizia tra Ulisse, giovane scrittore che non riesce a scrivere il suo secondo libro e lettore di dattiloscritti per una piccola casa editrice, e Achille, un ragazzo-mostro misterioso e genio della scrittura, è un viaggio nelle loro bassezze e nelle loro virtù. Insieme portano a compimento un progetto di vita e di morte, scambiandosi le più profonde intimità e le più feroci aggressività, uno attraverso l’altro, nutrendosi del loro essere diversi. Nel buio della sua stanza, ascoltando i racconti di Ulisse, Achille assapora tutte le gioie del sesso a lui sconosciute, dando vita al romanzo che l’amico non riesce a scrivere. Le parole di Ulisse diventano pagine bellissime, e la fame di vita del piccolo mostro viene soddisfatta, uno scambio alla pari tra due amici, uno scambio di cui Penelope Pilar, tipica bellezza latina, nonché fidanzata di Ulisse, diventa l’inconsapevole protagonista. E anche chi legge in qualche modo ne beneficia, così come si sente in imbarazzo quando il protagonista si trova davanti alla mostruosità del suo nuovo interlocutore. In quelle pagine si rivive quel senso strano di fastidio, quella sensazione di pietà e di schifo che si avverte quando si ha a che fare con queste persone, e della quale poi ci si vergogna un po’. Ulisse và oltre tutto questo, prova a fare un passo in più, ci riesce e viene premiato.
Benni colpisce con forte ironia il mondo dei libri e degli scrittori, si beffa dei critici letterari, dei giornalisti del settore, degli intellettuali dell’editoria ma anche di tutti quelli, e sono tanti, che si svegliano una mattina e decidono di fare gli scrittori, ma nello stesso tempo ci fa vivere e sentire la passione per il suo lavoro, l’amore per la nostra lingua, con la quale gioca, come sempre, con abilità circense. I personaggi di contorno, tutti rigorosamente contraddistinti da nomi omerici, sono pezzetti di un puzzle molto ben costruito e per ognuno c’è una risata, un sorriso amaro o una lacrima, oppure vera e propria repulsione.
Anche in Achille piè veloce (Feltrinelli 14,50 euro), come d’abitudine per il “Celestino”, un passaggio è dedicato all’ambiente: “Aspirò una boccata di umida brezza del mattino e fece entrare azoto, ossigeno, argon, xenon,&radon, vapore acqueo, monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo tetraetile, benzene, particolato di carbonati e silicati, alcune spore fungine, un’aeroflotta di batteri, un pelo anonimo, un ectoparassita di piccione, pollini anemofili, una stilla di anidride solforosa convolata da una remota fabbrica, e un granello di sabbia proveniente da Tevtikiye, Turchia nord-occidentale, trasportato dallo scirocco della notte. Insomma respirò l’aria della città.”
Per i Benniani più esigenti, non manca un occhio al calcio: le vicende del menisco di Mironi, campione del cuore di Ulisse, giungono quando meno te lo aspetti e strappano sempre una risata.
Considerato che, dal 1981 ad oggi, questo è il diciannovesimo libro di Stefano Benni, e considerata l’età dell’autore, mi sento tranquillo per i prossimi venti anni


NASCERE VECCHI
Immaginate una società dove non ci sono mamme né papà, dove col tempo si ringiovanisce, dove tutto è programmato. A cominciare dagli adultèri…

Immaginate una società diversa, forse post atomica, forse post democratica, forse post tutto quello che conosciamo. Immaginate un mondo dove gli abitanti non sono 7 miliardi ma 33 milioni, dove tutti i beni primari sono garantiti e razionati, dove tutto è programmato ed efficiente, dove anche il più piccolo bisogno è soddisfatto, perfino l’amore. Immaginate un mondo dove diritti e doveri sono scritti a chiare lettere e uguali per tutti, e tutti sono costantemente controllati e spiati da telecamere e satelliti, e dove nessuno ha la men che minima idea che quelle regole possano essere in qualche modo infrante. Immaginate una società dove non ci sono mamme, papà e parentele, perchè si viene al mondo non attraverso le gioie e le sofferenze di un parto ma da una “bolla fattrice”. Ma soprattutto, immaginate una società nella quale si nasce vecchi. Sì, un mondo dove si nasce a 90 anni e poi si comincia un viaggio a ritroso fino a diventare dei neonati anziani. Dove niente è lasciato al caso o al destino, dove anche gli adultèri sono programmati. Un mondo perfetto a patto che qualcosa non intervenga a minare questa perfezione.
Fatto? L’avete immaginato? Ecco questo ha fatto Luciano Ligabue nel suo primo romanzo.
“La neve se ne frega” (Feltrinelli, 14 euro x 234 pagine) è un romanzo affascinante e sorprendente, scritto con semplicità e con dialoghi veloci quanto spontanei, ma più di ogni altra cosa è una storia d’amore, anzi: UNA STORIA D’AMORE. E’ un inno alla maternità e alla paternità, all’umana necessità di essere genitori, al meraviglioso bisogno di amare.
Il romanzo della rockstar di Correggio è divertente quando racconta di seni che col passar del tempo si rassodano e vigori maschili sempre più esigenti andando avanti con gli anni, ma si sofferma comunque sulle tematiche più difficili e problematiche della coppia, ipotizzando che anche in una società “migliore” saremmo comunque soggetti alle nostre debolezze e meschinità.
Puntuale un riferimento al calcio, con una squadra che vince sempre ed un’altra che non vince mai (e qui viene fuori la fede interista dell’autore) e un piccolo riferimento al cinema, altra passione del Liga.
Sono un fan di Ligabue, mi è molto piaciuto “ radio freccia” e mi è piaciuto il suo libro: BELLA LIGA



MEDITIAMO UOMINI MEDITIAMO...
Perchè leggere "Melissa P"? Perchè la ragazzina ha centrato il bersaglio...

Con il suo libro (Fazi Editore) Melissa ottiene due ottimi risultati.: da un lato ci racconta la sua disperata ricerca d’amore, dall’altra sferra un calcio in faccia (e uno nel culo) a tutti noi maschietti, o perlomeno a quelli che hanno avuto il coraggio di vergognarsi leggendo il suo libro. Eh sì miei cari amici uomini, bisogna riconoscerlo, Melissa nelle sue 143 pagine ci mette davanti a tutte le nostre ipocrisie. Alzi la mano chi non si è trovato a guardare dal buco della serratura sempre più eccitato man mano che il tunnel di Melissa si faceva più buio; alzi la mano chi non si è sorpreso con le mani nelle parti più intime mentre la ragazzina soddisfaceva cinque uomini contemporaneamente oppure partecipava a un orgia. Roba che se ci immaginassimo una figlia o una sorella potremmo impazzire. Meditiamo uomini, meditiamo. Certo mi rendo conto che questo possa non esser piaciuto ad alcuni critici ma questo è quanto, il libro ha avuto un successone e bisogna farci i conti.
L’autrice alterna, nel lettore, commozione e imbarazzo, comprensione e voyeurismo. Se in una pagina piangi con lei, nella successiva ricominci a spiarla, e se dopo aver letto un capitolo avresti voglia di abbracciarla forte forte, nell’altro vorresti essere il suo aguzzino.
Il libro scritto dalla ragazza etnea non è solo un romanzo erotico è anche un viaggio alla ricerca dell’amore, del riconoscimento dell’amore: “io un cuore ce l’ho, anche se lui non se ne accorge, anche se nessuno mai se ne accorgerà. E prima di aprirlo, a qualsiasi uomo darò il mio corpo, per due motivi: perché forse assaporandomi gusterà il sapore della rabbia e dell’amarezza, poi perché si innamorerà della mia passione fino a non poterne più fare a meno”.
Melissa è più grande delle ragazze della sua età, non solo per le esperienze vissute, ma proprio perché è adulta e quindi dà un’immagine del mondo giovanile che condivido. I suoi personaggi non hanno la minima idea di come vivere i propri sentimenti, sono confusi e aggressivi. Anche questo credo che possa essere motivo di riflessione per le generazioni precedenti.
“Cento colpi di spazzola” si legge velocemente e lo stile di Melissa è piacevole e diretto, non mancano delle acerbità ma è naturale per un’autrice al debutto (e che debutto, viste le copie vendute, quasi 800,000!).
Brava Melissa!
Mo, però, so’ cazzi perché adesso aspettiamo con ansia il tuo secondo lavoro.
Ah sì .C’è un altro motivo per il quale ho scelto di parlare di questo libro: i diritti cinematografici li abbiamo comprati Francesca (Neri) ed io,e speriamo proprio di vederlo presto al cinema. Tanto il conflitto di interessi va di moda

IL PALLONE NEL BURRONE
Fideiussioni taroccate, doping, regali agli arbitri,
passaporti falsi, scandalo-scommesse, fondi neri,
riciclaggio… e non è successo niente, niente di
niente.
Già, è vero, la cosa più brutta che ti potesse capitare era che il pallone
andasse a finire nel burrone, quello era il momento che le facce di tutti i
bambini cambiavano espressione e la gioia diventava disperazione.
Ammazza che botta. Una spallata micidiale, una valanga di accuse al dorato
mondo della pedata.
“Il pallone nel burrone” è un libro inchiesta che in qualunque altro paese
avrebbe suscitato uno scandalo da far rabbrividire “Watergate”, non qui da
noi. No, da noi non è successo niente, niente di niente, o meglio è andato
avanti tutto come prima, peggio di prima. Il grande carrozzone del pallone è
ripartito dopo le “meritate” vacanze.
Invece il libro di Napolitano e Liguori avrebbe potuto far scoppiare il
giocattolo, aprire gli occhi a tutti i tifosi d’Italia su che cosa veramente
è ormai diventato l’ex gioco più bello del mondo, perché il numero di fatti,
accordi, circostanze, intrecci, inganni, soprusi, prepotenze, reati, illeciti
e quanto di peggio vi viene in mente, in questo libro è perfettamente
elencato, spiegato e provato, tanto è vero che nessuna denuncia o querela ha
raggiunto i due autori.
Il libro edito da Editori Riuniti (197 pagine per 12 euro) ricostruisce gli
ultimi 15/20 anni del calcio italiano ripercorrendo tutti i passaggi che hanno
portato il pallone nel burrone a cominciare dal primo scandalo-scommesse fino
ad arrivare alla scesa in campo di Berlusconi nel calcio (ma guarda un po’), e
lì lo spartiacque tra il calcio di una volta e il calcio moderno, tra lo sport
e il business.
I due giornalisti finanziari del manifesto non risparmiano nessuno, non fanno
prigionieri, un j’accuse a trecentosessanta gradi, dal quale tutti escono
con le ossa rotte, i poteri forti del paese e il “gota” politico del calcio, i
procuratori e gli imprenditori, la stampa e le televisioni, ma non è successo
niente, niente di niente.
Chi leggerà questo libro noterà come certi personaggi, sempre i soliti,
sono presenti in tanti consigli di amministrazione in continuo conflitto di
interessi, oppure come in certe situazioni taluni siano debitori e creditori
di se stessi, ma non è successo niente, niente di niente.
Doping, regali agli arbitri, passaporti falsi, fideiussioni taroccate,
un’altra volta scandalo scommesse, fallimenti pilotati, boicottaggi, fondi
neri, riciclaggio e non è successo niente, niente di niente.
Il pallone nel burrone:mai titolo fù più azzeccato.



PRODE PRODIERE
Avrei voluto dirvi quanto mi è piaciuto l’ultimo libro che ho letto… quanto mi ha emozionato. Ma stavolta non ci riesco…

Prode prodiere. Così mi ha chiamato fino a oggi Eugenia, la mia skipper, il comandante del mio viaggio nelle recensioni di libri per Bazar, e per me era un onore, perché il prodiere in un equipaggio ha un ruolo fondamentale.
Ma questo mese il prodiere ha perso il vento, non trova più la rotta, è in balia delle onde e la bussola è rotta. Vi avrei voluto dire quanto mi è piaciuto il libro di Walter Veltroni SENZA PATRICIO, quanto mi ha commosso e quanto mi ha emozionato. Quanto vicino mi ha fatto sentire un paese che non è il mio. Quanto profondamente ha toccato le corde della mia paternità e quanto mi ha fatto risentire figlio ora che un padre non ce lo ho più.
Ma sono settimane che guardo lo schermo del computer senza riuscire a scrivere una riga che non sia banale, sciocca, ripetitiva.
E allora mi sa che me so’ giocato la dote, nel senso che quello che potevo fare l’ho fatto e chi s’è visto s’è visto, io nu riesco più a scrive’ manco la lista per la spesa.
Ammaino la vela, mi tolgo la cerata e, a nuoto, ritorno a riva.
Buon vento a tutti

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